19/08/2019 17:03

Giù le mani dallo sport
Parla il Coni Veneto

"Nella mia vita ho fatto il politico. Quando ho lasciato la politica mi sono messo a fare il dirigente sportivo, che è tutt'altra cosa". Lo dice Gianfranco Bardelle, Presidente del Coni Veneto, a commento di una legge che sta facendo rizzare i capelli al mondo dello sport intero. E' quella di riforma del settore, approvata dal Senato nelle scorse settimane e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 16 agosto. Una legge che è stata da subito contestata dal Cio, il Comitato Olimpico Internazionale, perché minerebbe l'autonomia del Coni. Decisionale, economica. Contestata al punto che il Cio ha mandato subito una lettere al Governo italiano con un aut aut di certo non di poco conto. O si rivede la legge, che viola in sei punti la Carta Olimpica, o addio alle Olimpiadi. Sia quelle di Tokyo che quelle, paradosso dei paradossi, Milano Cortina 2026. "La politica deve lasciare che siano i dirigenti sportivi a dirigere lo sport -spiega Bardelle- e se il Cio ha fatto degli appunti è serio che il Governo li prenda in considerazione, altrimenti andremo a Tokyo senza la nostra bandiera, una cosa che non voglio nemmeno immaginare, e perderemo le Olimpiadi per cui i due presidenti di Veneto e Lombardia e il presidente Malagò hanno tanto combattuto. E che l'Italia, dopo Torino 2006, si merita". Baredelle ricorda come la politica sia stata tenuta fuori dal Coni già dal 1946, dai tempi della presidenza di Giulio Onesti. Di come, dal 46, l'Italia sia tra le prime potenze mondiali in quanto a risultati sportivi. Di come i risultati sportivi continuino ad arrivare. E se gli chiedi cosa pensi della Pellegrini, regina indiscussa dello sport italiano, che ha detto, testuali parole, "Senza la bandiera dell'Italia non è scontato che io vada a Tokyo", risponde: "Ha detto una cosa bellissima. E la penso così anche io. Se questa legge dovesse passare sono pronto a fare le valigie".