29/11/2019 16:16

Sviluppo rurale, Pan:
"Crescita importante"

“I risultati del Psr veneto (1169 milioni cofinanziati da Ue, Stato e Regione tra il 2014 e il 2020) sono sotto gli occhi di tutti: aumento della produttività nelle circa 15 mila imprese agricole beneficiarie del 3,1% (pari a 5158 euro/unità di lavoro annuo), produzione agricola aumentata di valore del 29,5%, 484 nuovi posti di lavoro creati. Ne hanno beneficiato soprattutto i giovani agricoltori, le cui aziende registrano, grazie ai finanziamenti del Psr, incrementi di produttività del lavoro del 27,6% e un aumento medio del valore delle produzioni del 73%”. A fotografare l’impatto del programma di sviluppo rurale sull’agricoltura veneta nel ciclo di programmazione 2014-2020 è stato l‘assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan, tirando le somme dell’incontro di valutazione sugli effetti e i risultati del Psr, dal titolo “Il Valore del PSR Veneto: risultati ed effetti nella prospettiva della PAC 2021 - 2027", svoltosi nella Corte benedettina di Legnaro (Padova).


I risultati del Psr vanno monitorati anche nel cosiddetto ‘indotto’. ha messo in evidenza Pan - perché delle misure di investimento per la riquaificazione, l’innovazione e la sostenibilità dell’agricoltura veneta beneficiano anche le attività collegate, come dimostra lo sviluppo in questi anni di almeno una dozzina di nuove attività imprenditoriali non strettamente agricole, come B&B, fattorie sociali, attività di ricezione turistica attività di microartigianato, finanziate con i fondi del programma.


Gli effetti dell’iniezione di 1169 milioni di cofinanzianento Ue-Stato-Regione sul sistema agricolo veneto sono documentati dal valutatore indipendente Agriconsulting e validati dagli esperti del Crea e della Rete rurale nazionale. Ma i risultati del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 (che risulta essere il primo in Italia per stato di avanzamento della spesa, che ha già superato i 620 milioni di euro) vanno valutati anche su macro-scala, in termini di beneficio ambientale, di tutela del suolo e quindi di miglioramento della qualità della vita dei veneti.


Entrando nel dettaglio dei singoli indici, il Programma di sviluppo rurale – ha ricordato Pan - ha salvaguardato e migliorato la biodiversità di oltre 111 mila ettari di superficie agricola (pari al 15% dell’intera superficie coltivabile regionale) salvaguardando ben 66.700 ettari a prato o a pascolo, ha aumentato siepi e filari in funzione di ‘fasce tampone’ per una superficie complessiva di 3222 ettari e uno sviluppo lineare di oltre 5300 km, ha promosso la riduzione dell’utilizzo di fertilizzanti (meno 41% di azoto e meno 21% di fosforo) su quasi 100 mila ettari coltivati (96.840 ettari) e ha prodotto un risparmio irriguo oltre 4,6 milioni di metri cubi d’acqua (in media 510 mc di acqua consumata in meno per ettaro di superficie irrigua).


Sensibile anche il contributo dato al miglioramento dell’aria e alla riduzione delle emissioni di gas serra: il contributo che hanno dato le migliori pratiche e gli investimenti aziendali per la sostituzione dei combustibili fossili finanziati con il Psr è stimato in 72 mila tonnellate di anidride carbonica in meno immesse nell’atmosfera (pari al -2,2% delle emissioni regionali attribuibili all’agricoltura).


La strategia del Psr di miglioramento aziendale in funzione anche della tutela del suolo risulta particolarmente efficace in montagna, dove si localizza il 35 per cento delle aziende agricole beneficiarie. Il Psr ha finanziato, infatti, misure di riforestazione, imboschimento delle superfici agricole, manutenzione prati e pascoli, ripristino dei boschi compromessi da calamità naturali e recupero di aree interessate da fenomeni di dissesto idrogeologico, come frane, smottamenti ed erosione superficiale.


“La gestione dei fondi comunitari da parte della Regione Veneto è esemplare e le valutazioni dell’ente terzo lo comprova – ha sottolineato Pan – Bisognerebbe tenerne conto a livello nazionale. Per esempio, visto che la Puglia non riesce a spendere le proprie risorse, senza andare a togliere nulla a nessuno, non sarebbe meglio redistribuire i fondi non investiti tra le regioni che invece hanno propensione all'investimento, come il Veneto?”. 


Pan ha allargato il raggio delle proprie considerazioni anche all’Europa: “Ieri si è insediata la commissione agricoltura Ue – ha osservato l’assessore veneto - Il nuovo presidente è polacco e temo che tra le sue priorità non ci siano gli interessi del nostro paese ma piuttosto quelli dell'est europeo. Visti i tagli che si profilano al budget del prossimo ciclo di programmazione comunitaria per l’agricoltura , credo che dovremmo porre il tema, in sede comunitaria, di rinforzare i meccanismi premiali per quelle regioni che danno prova di saper valorizzare al meglio la leva dei fondi Ue. E, in modo speculare, dovremo difendere la nostra capacità di autonomia e di buona gestione dei fondi anche in sede nazionale, facendo squadra con le altre regioni, per porre un freno al tentativo di ricentralizzare le scelte decisionali con il nuovo Piano strategico nazionale. Proprio nel settore primario, con i fondi Feamp, abbiamo visto come aver affidato ad una autorità di gestione nazionale l’amministrazione del fondo, abbia rallentato le procedure e creato problemi”.