28/10/2020 15:56

Didattica, ecco come
funziona in un liceo

Siamo entrati all’Educandato agli Angeli in un mercoledì non come tutti gli altri. Il mercoledì in cui la didattica a distanza è ripartita in tutte le scuole superiori. Qui hanno deciso di fare una sorta, come ci spiega il dirigente scolastico Mario Benini, di “didattica a distanza integrata”. Non si lascia mai una intera classe a casa, un 25 per cento resta sui banchi, l’altro 75 in collegamento audio video. In modo tale che qualcosa “in presenza” resti sempre. E ci si turna in questo modo. “Era importante per noi -spiega Benini- mantenere viva la ‘relazione’, per quanto in percentuale ridotta”. Altri istituti hanno scelto modalità differenti. Per esempio un giorno in classe tutte le prime, il giorno dopo le seconde, e avanti così. Denominatore comune, al di là delle differenti organizzazioni, la fatica di tornare “ a distanza”. Anche perché a scuola, almeno stando ai dati disponibili, non pare si siano registrati grandi contagi. Agli Angeli, su duemila persone tra studenti e personale, i contagiati si contano sulle dita di una mano. Quattro appena. “Nonostante questo siamo consapevoli che la scuola movimenti un gran numero di persone – dice Benini – quindi se chiudere dovesse aiutare a contenere i contagi siamo assolutamente disposti a collaborare”.

Le più grandi difficoltà, ci spiega il dirigente scolastico che è coordinatore di tutti i dirigenti provinciali, sono legati alla connessione e alla connettività delle famiglie soprattutto. A cui è richiesto spesso uno sforzo anche economico. E ad un metodo di apprendimento che, per quanto integrato, non è equiparabile a quello tradizionale. Quello che si spera è che i 27 mila studenti che da oggi tutti i giorni staranno a casa anziché in classe per strada e sui bus possano servire a qualcosa. Alla domanda, però, se si sentano sacrificati, rispetto ad altri settori, la risposta è quasi scontata. “Sì – dice Benetti – ovviamente pensare che la didattica a distanza sia ritenuta il male minore ci addolora. Speriamo duri poco”.